SEMPRE A DESTRA (Ottobre 2004)
Caro
Beato Angelo Carletti, compatrono della città di Cuneo,
finalmente
il Comune mi ha fatto un piacere. Come ben sai, io ho tre nipotini, a cui piace
molto vedere le macchine girare per le vie. Finora, le auto sfrecciavano sotto
casa nostra e, in un lampo, non si vedevano più. Ora, invece, i nipoti han
trovato il divertimento: guardare e contare le macchine che vanno su e giù nel
tentativo di svoltare a sinistra.
Noi
abitiamo in corso De Gasperi al Donatello, quartiere felice per chi non ha
pretese, felice per chi ama le file di TIR e di auto sotto le finestre, felice
per chi adora il groviglio di autobus, auto, moto, motorini e biciclette al
momento dell'entrata e dell'uscita delle numerose scuole che vi si trovano.
Ora,
la soddisfazione per i nipoti è raddoppiata. Prima, le auto che provenivano da
Borgo San Dalmazzo, e che volevano svoltare a sinistra in via Bramante, lo
facevano tranquillamente. Ora, arrivate all'altezza di via Bramante, che è a
sinistra, devono tirare diritto perchè a sinistra non si può. Le auto,
obbedienti, tirano diritto fino all'altezza di via Giotto, pensando di girare a
sinistra. Macchè: o si tira diritto o, al massimo, si può scegliere la destra,
via San Giovanni Bosco. Bisogna sempre tirare diritto, come diceva quello di
Piazzale Loreto, fino alla rotonda (meglio: rotondina) dell'incrocio con corso
Galileo Ferraris. Qui si gira, si ammira il panorama a destra e a sinistra e si
risale fino a via Giotto o, ancor più su, a via Bramante.
Se,
poi, giungendo da Borgo S. D., vogliamo far benzina, non pensiamoci nemmeno.
C'è il distributore API a sinistra, ma non si può svoltare. Dopo la rotondina,
c'è - sempre a sinistra - il distributore IP, ma, naturalmente, non si può
svoltare, sennò si toglie il divertimento di vedere le auto girare come
formichine impazzite alla ricerca di una svolta.
Il
panorama è stato predisposto anche per chi giunge da via San Giovanni Bosco e
vuole svoltare a sinistra per Borgo S. Dalmazzo o, più modestamente,
semplicemente attraversare il corso e andare in via Giotto. Girerà a destra
anche lui, supererà via San Domenico Savio (guarda quanti Tuoi colleghi in
quella zona; certamente il Comune vuole indurci alla virtù, facendoci passare e
ripassare davanti alle targhe di quelle vie agiodicenti) e via Ascanio Sobrero
e compirà, adagino perchè è stretta, il giro della rotonda di corso Galileo
Ferraris. Insomma, qualche centinaio di metri in più per le auto fanno la
delizia dei miei nipotini (e dei benzinai).
Il
Comune si è dimostrato premuroso ed imparziale; ha anche provveduto per gli
abitanti di corso Monviso. Partendo dalla rotonda di corso Galileo Ferraris, è
bene che l'automobilista ammiri il palazzo dell'ospedale, prima di fermarsi dal
distributore o infilare la rampa della ferrovia, che sono a sinistra; infatti,
deve andare a fare il giro della rotonda di Piazza della Libertà, bellissima
col faro impacchettato e infiocchettatto con le lucette rosse.
Se,
poi, accompagno mio cognato (con cognata e cagna) alla stazione, il panorama lo
ammiro tre volte e, a volte, anche più, perchè tanti sono i giri di rotonda
alla ricerca di un punto ove sostare. Mi lamentavo, la volta scorsa, perchè era
stata occupata la piccola striscia davanti alla stazione, dove ora sono le
colonnine per le bici del popolo, ma avevo torto. Il Comune ci è venuto
incontro, favorendo il turismo girorotondino, chiudendo con pilastrini di
cemento l'accesso alla pista ciclabile, che serviva abusivamente da sfogo per
accompagnare qualcuno alla stazione (sosta di 30 secondi, circa). Ora, o si
sosta al posto delle corriere o al posto dei taxi o si gira e rigira e si
ammira il panorama.
Per concludere e per non dirTi
cose che certamente Tu già sai, Ti confesso che noi del Donatello, in fondo,
siamo fortunati; mica come quei poveretti di Viale Angeli che vedono sfilare le
macchine a 40 all'ora, silenziosamente, ostacolate anche da un dissuasore. I
miei nipotini le vedono sfrecciare ad
Il
nipote più grande, che già legge
- Il Comune è di destra?
- Si - Gli risposi, senza dargli spiegazioni e
senza dire bugie.
Caro Beato, vedi stavolta, come sono contento? E
non pensare a quella volgare battuta langarola su che cosa fanno ai contenti...
Con devozione, il Tuo fedelissimo
Giovannino
del Maestro
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